Ci sentiamo come Thelma e Louise, mentre attraversiamo la campagna canadese. Ovviamente senza i risvolti drammatici di quei personaggi. Ma ci siamo: Elena ed io on the road per il Canada. Il mio amico John, dell'Alberta, mi aveva parlato dei cieli del suo paese, di quanto siano speciali, immensi. E devo dire che l'immagine che ho più vivida del Canada è proprio del suo cielo.

Tutto inizia l'otto agosto. Nove ore di volo da Roma e siamo a Montréal. Nonostante un certo stordimento a causa del fuso orario, usciamo per la prima cena nel Nuovo Mondo. Si, perché per entrambe è il primo viaggio nelle Americhe. Montréal ci dà una sensazione strana, fredda e poco accogliente, nonostante ci dicono che sia una delle città più tranquille del Nordamerica.
La parte storica di Montréal è molto bella, ma ha tutta l'aria di essere lì in piedi per essere fotografata dai turisti. Per me, che ho vissuto in Francia, è ancora più surreale: mi sembra di trovarmi in una provincia francese, dove si parla con uno strano accento, mentre la gente si veste e mangia come se ci trovassimo negli Stati Uniti...sarà anche che inizia a circolare nel mio sangue l'intossicazione alimentare che mi terrà tristemente bloccata a letto e semi incosciente per due giorni...
Appena mi riprendo, visitiamo il Biodôme di Montréal, una grande struttura che comprende una sfera dove vengono riprodotti i diversi ambienti della terra, una torre dalla quale si vede tutta Montréal, un giardino botanico con un bel parco.

Foto di Flavia Aliberti
Qui facciamo per la prima volta conoscenza con gli scoiattoli, che saranno presenti in tutte le tappe del nostro viaggio.

Foto di Flavia Aliberti
Siamo contente di affittare una macchina e uscire da Montréal: ci affidano una yaris, modello americano, con cambio automatico, purtroppo...L'onore di uscire dal parcheggio spetta a me e devo dire che è difficile prendere confidenza con quel nuovo sistema facendo manovra in spazi ristretti. Va beh, dopo aver creato un bel diversivo per gli impiegati dell'agenzia, siamo finalmente fuori e prendiamo l'autostrada: direzione St Jean des Piles, vicino il Parco Nazionale de la Mauricie.

Foto di Flavia Aliberti
Attraversando zone poco popolate, arriviamo verso sera a destinazione...St. Jean des Piles è una manciata di case dal tetto colorato, sulle rive di un lago. Qui il cellulare non prende, e il paesaggio è davvero il Canada che abbiamo sempre sognato. Il nostro albergo, l'Auberge Le Bôme è una casa bianca e celeste, camere con arredi in legno e vasca idromassaggio, letti ricoperti da leggeri piumini, una stanza che fa da atrio dell'hotel ha l'aria di un salone dove si trascorrerebbe volentieri l'inverno...

Foto di Flavia Aliberti
A cena scopriamo che la cucina del Québec è squisita, ricca e saporita come quella francese, ben lontana dallo stile di vita di Montréal, dove tutto è impacchettato nella plastica. Il frutto nazionale qui è il mirtillo, che compare in tutti i piatti, salati e dolci. Il paesaggio davanti l'albergo di sera cambia, il lago riflette le luci e alle spalle le poche case sono inghiottite dal buio.

Foto di Flavia Aliberti
La mattina, dopo una gustosa colazione con marmellate fatte in casa, ci avviamo verso la prima escursione. Con una certa delusione scopriamo che il parco della Mauricie si percorre praticamente tutto in macchina, e numerosi sono gli animaletti schiacciati sull'asfalto. Inoltrandoci per un sentiero a piedi, scopriamo comunque la bellezza di quest'area, a tratti corredata da pannelli illustrativi di storie e leggende, di pionieri venuti dall'Europa e indiani.

Foto di Flavia Aliberti
Restiamo in giro finché non cala il sole e ci affrettiamo a tornare indietro quando vediamo che non c'è veramente più anima viva. Il parco sembra totalmente incustodito, ci chiediamo che fine abbiano fatto i famosi guardiaparco canadesi?!
Il giorno seguente facciamo un'altra gita, dove decidiamo di provare il kayak: sport nazionale del Québec. Disgraziatamente il ragazzo che è addetto all'affitto dei materiali non ha il dono dell'eloquenza né della simpatia, e ci parla in un dialetto così stretto e incomprensibile che alla fine siamo costrette a salire sul kayak senza fare le domande necessarie al caso. Ovviamente il tipo omette che sarebbe opportuno togliere le scarpe e arrotolare i pantaloni...Dopo un'ora di terrore (il kayak rischia di ribaltarsi anche per uno starnuto), torniamo a riva dove dobbiamo chiedere aiuto ad una famigliola francese per riuscire a risalire a terra senza inzupparci.

Foto di Flavia Aliberti
Ci concediamo nel pomeriggio un ottimo hot-dog nel parco e siamo di nuovo in viaggio: verso città Québec.

Turistica e stracolma di gente per i festeggiamenti dei suoi 400 anni, Québec è però una città che innamora fin dal primo istante. Qui dormiamo in un hotel periferico, e facciamo colazione in una sorta di fast food dall'insegna a forma di bufalo. Protesa sull'acqua, con una zona alta che conserva un'antica fortezza, Québec mescola con armonia passato e presente, rendendo uniche anche le contraddizioni.

Foto di Flavia Aliberti
La prima sera mangiamo in un ristorante dove si cucinano piatti tradizionali, Aux Anciens Canadiens, e assaggiamo la carne di caribù, molto usata nel nord del Québec. Per finire, la torta tradizionale allo sciroppo d'acero, che consiglio a chi ama il dolce veramente “dolce”. Una mattina mentre Elena esplora nuove zone della città, io mi dirigo al Musée de la Civilisation: la struttura stupisce già all'entrata per l'architettura che ingloba un'antica barca a remi; nel frattempo si sta esibendo un coro gospel, le cui voci riecheggiano per i corridoi.

Foto Flavia Aliberti
Un'ala del museo è dedicata agli abitanti del Québec, dai primi coloni ad oggi, e alla sopravvivenza durante i lunghi inverni di quelle regioni. Su una tenda bianca frasi di poeti e scrittori evocano immagini dell'inverno e del rapporto dell'uomo con la natura.

Foto di Flavia Aliberti
La sera Québec è più vivace di Montréal e riusciamo a trovare una “boîte à chansons”, un locale tipico del paese, dove i musicisti, accompagnati solo da una chitarra, propongono canzoni tradizionali. I canadesi dell'est cantano in coro, in piedi, ballano e si abbracciano. Hanno un senso molto forte d'identità per la propria terra e un grande amore per la musica. Scopriamo anche le ottime birre locali nei piccoli pub con tavolini all'aperto che hanno sempre una vastissima scelta.

Foto di Flavia Aliberti
La prossima tappa è Tadoussac, nei pressi del villaggio di Sainte Catherine, dove prenotiamo una gita in barca nel parco marino. Arriviamo al porticciolo ventoso, c'è silenzio qui e poche persone si imbarcano con noi. A bordo una biologa ci indica le specie di balene che riusciamo ad avvistare.

Foto di Flavia Aliberti
La pioggia ci inonda la faccia, mentre osserviamo il paesaggio della costa che forma un fiordo. È la giornata più indimenticabile del nostro viaggio. Al ritorno ci fermiamo nel caffè di un albergo dove prendiamo un tè caldo e dei dolci per riscaldarci, e tutto ci sembra più gustoso del solito, mentre fuori il Canada ci regala un tramonto rosso fuoco.

Foto di Flavia Aliberti
Torniamo a Québec attraversando banchi di nebbia fittissima; guida Elena e a tratti è come andare avanti nel vuoto. Tiriamo un sospiro di sollievo appena avvistiamo le luci della città. Il giorno dopo si parte: direzione Montréal...con grande tristezza lasciamo la Ville de Québec. L'ultimo giorno in Canada lo dedichiamo alla visita del Parc du Mont-Royal, in alto, è una macchia verde che sovrasta la città ed è forse la sua più grande ricchezza.

Foto di Flavia Aliberti
Dormiamo in un bed and breakfast in un quartiere molto carino, con facciate in stile vittoriano e vasti giardini. L'immagine dell'ultima sera a Montréal, tornando verso casa, dopo una cena squisita e una sosta in un pub, è quella di un orsetto lavatore che sale sul tronco di un albero davanti al nostro portone. "Quebec, je me souviens" è il motto nazionale che compare sulla targa della nostra macchina e su tutte le targhe del paese. E davvero ci allontaniamo con miglialia di immagini da ricordare.

Foto di Flavia Aliberti
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